Introduzione
Sin dal 2012 l’Italia ha costruito un intero ecosistema normativo dedicato a chi vuole fare impresa nell’innovazione e nella tecnologia, prevedendo sgravi fiscali per chi investe, finanziamenti a tasso zero e crediti d’imposta per la ricerca. Questa normativa di settore viene rivista generalmente ogni Legge di Bilancio annuale ed anche nel 2026 alcune misure storiche sono state modificate in modo sostanziale.
In questo articolo si presenta un quadro d’insieme pensato per chi guarda all’Italia da potenziale fondatore di startup oppure imprenditore già avviato che voglia capire a quali agevolazioni può avere accesso.
La definizione di startup innovativa per la normativa italiana
Molte delle agevolazioni descritte successivamente non sono aperte a qualunque impresa, ma richiedono lo status di startup innovativa, una qualifica giuridica introdotta dal D.L. 179/2012 (il cosiddetto “Startup Act”) e profondamente rivista dalla Legge 193/2024, in vigore dal 18 dicembre 2024.
I requisiti principali
I requisiti principali per ottenere la qualifica sono i seguenti:
- essere una micro, piccola o media impresa secondo la definizione europea (Raccomandazione 2003/361/CE);
- avere come oggetto sociale prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico (sono escluse le imprese la cui attività prevalente è consulenza o agenzia;
- essere iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese, tramite domanda telematica alla Camera di Commercio;
- possedere almeno uno tra questi tre requisiti:
- una spesa in ricerca e sviluppo di adeguata incidenza sul valore della produzione;
- l’impiego prevalente di personale altamente qualificato (dottorati, ricercatori);
- titolarità di un brevetto o di un software registrato legato all’attività d’impresa.
La durata dello status dopo la riforma del 2024
In precedenza lo status di startup innovativa era riconosciuto in automatico fino a un tetto massimo di anni. La Legge 193/2024 ha riformato in modo profondo la normativa ed oggi è previsto un percorso articolato in fasi.
Fase iniziale: durata massima di 3 anni dalla costituzione, con i requisiti di cui in precedenza;
Prima proroga: fino a 5 anni complessivi, ma solo se l’impresa dimostra almeno uno tra alcuni requisiti ulteriori di crescita e sviluppo (ad esempio un incremento superiore al 50% di ricavi o occupazione dal secondo al terzo anno, spese in R&S che raggiungono un certo rapporto sul valore della produzione, o un contratto di sperimentazione con una pubblica amministrazione).
Fase di “scale-up”: oltre il quinto anno sono possibili ulteriori proroghe biennali, condizionate a risultati economici specifici ed ancora più stringenti (ad esempio un aumento di capitale con sovrapprezzo superiore a un milione di euro sottoscritto da un investitore istituzionale).
Chi non mantiene i requisiti passa, se ne ha le condizioni, alla sezione speciale del Registro delle Imprese riservata alle PMI innovative, una qualifica riservata ad una fase più matura. Dal 2026 questa qualifica gode di un pacchetto di incentivi fiscali sensibilmente più limitato, come vedremo tra poco.
I vantaggi non fiscali della qualifica
Essere iscritti come startup innovativa comporta una serie di semplificazioni operative pensate per ridurre i costi e la burocrazia dei primi anni:
- esenzione totale dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria camerale per gli adempimenti legati alla qualifica;
- possibilità di remunerare collaboratori, fornitori e amministratori con quote della società (work for equity), con un trattamento fiscale di favore;
- deroghe al diritto societario ordinario, ad esempio nella creazione di categorie di quote con diritti diversi anche per le S.r.l.;
- accesso prioritario e gratuito al Fondo di Garanzia per le PMI, con copertura pubblica fino all’80% dei finanziamenti bancari richiesti;
- possibilità di raccogliere capitale tramite piattaforme di equity crowdfunding autorizzate;
- una disciplina della crisi d’impresa più favorevole in caso di insuccesso del progetto imprenditoriale.
Le (incerte) agevolazioni fiscali per chi investe nel 2026
Uno degli aspetti che rende una startup innovativa attraente agli occhi di investitori privati e business angel è la possibilità, per chi investe capitale di rischio, di ottenere uno sconto fiscale con il meccanismo delle detrazioni.
Su questo fronte il 2026 è stato un anno di forte instabilità ed al momento in cui si scrive il quadro è in attesa di conferme.
Storicamente, l’art. 29 del D.L. 179/2012 riconosceva una detrazione IRPEF (per le persone fisiche) o una deduzione IRES (per le società) pari al 30% dell’importo investito, fino a un tetto annuo elevato — un milione di euro per le persone fisiche, 1,8 milioni per le società.
Questa misura era classificata come aiuto di Stato soggetto ad autorizzazione della Commissione Europea. L’autorizzazione precedente risulta scaduta al 31 dicembre 2025 e il Governo italiano non ha notificato in tempo la richiesta di rinnovo.
Al tempo stesso la Legge di Bilancio 2026 non ha introdotto una misura sostitutiva. Dal 1° gennaio 2026 si ritiene dunque che la detrazione non sia più fruibile per i nuovi investimenti, stante la mancanza di una nuova autorizzazione europea.
Ad oggi resta invece attiva, per le sole persone fisiche, una detrazione IRPEF potenziata concessa nell’ambito del Regolamento Europeo “de minimis” (Regolamento UE 2831/2023), con alcuni limiti principali reperibili sulla pagina ufficiale del MIMIT:
- investimento agevolabile fino a 100.000 euro per periodo d’imposta;
- obbligo di mantenere la partecipazione per almeno tre anni;
- necessità che la startup beneficiaria presenti un’istanza preventiva sulla piattaforma MIMIT, prima dell’investimento;
- rispetto del tetto di 300.000 euro di aiuti “de minimis” ricevuti dalla startup nell’arco di tre esercizi finanziari.
Il finanziamento a tasso zero Smart&Start Italia
Oltre agli incentivi per chi investe, esiste una misura governativa pensata direttamente per lo sviluppo delle startup che consiste in un importante strumento di finanza agevolata.
La misura Smart&Start Italia, gestita da Invitalia per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy consiste in un finanziamento a tasso zero, senza garanzie reali, che copre fino all’80% di alcune spese ammissibili (la percentuale che può salire al 90% per startup costituite in prevalenza da donne o da persone under 36, o con un dottore di ricerca in organico).
L’importo erogato può essere compreso tra 100.000 e 1,5 milioni di euro, ed ulteriormente nelle regioni del Mezzogiorno, una quota tra il 30% e il 35% del finanziamento può essere erogata a fondo perduto.
All’accesso alla misura possono candidarsi startup innovative costituite da non più di 60 mesi, ma anche gruppi di persone fisiche non ancora costituiti in società e imprese estere che intendono aprire una sede operativa in Italia.
La misura è sempre attiva e gestita “a sportello”, ovvero non ci sono graduatorie né scadenze fisse e le domande sono valutate in ordine cronologico.
Credito d’imposta R&S e Patent Box: incentivi aperti a tutte le aziende tecnologiche
Non tutti gli incentivi italiani per l’innovazione richiedono lo status di startup innovativa. Due misure, in particolare, sono aperte a qualsiasi impresa che investa in ricerca, sviluppo o proprietà intellettuale. Al momento le principali sono le seguenti:
- Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo: pari al 10% delle spese ammissibili, nel limite di 5 milioni di euro annui per beneficiario. È una misura di lungo periodo, garantita per legge fino al periodo d’imposta 2031, il che la rende più prevedibile rispetto ad altri incentivi.
- Patent Box: consiste in una super-deduzione del 110% dei costi sostenuti per ricerca, sviluppo e mantenimento di beni immateriali agevolabili (software protetti da copyright, brevetti, modelli e disegni tutelati), ai fini IRES e IRAP. L’opzione, una volta esercitata, vincola l’impresa per cinque esercizi.
Le due misure sono cumulabili tra loro, ma con un complesso meccanismo di coordinamento che evita la duplicazione del beneficio sulle stesse spese.
Non risulta invece prorogato il credito d’imposta Innovazione Tecnologica, mentre resta invece attivo, e potenziato, il credito d’imposta Design.
Conclusioni sul quadro evoluzione
In definitiva il sistema italiano di incentivi per l’innovazione è generoso ma non stabile nel tempo: aliquote, massimali e persino l’esistenza stessa di una misura possono cambiare da un anno all’altro, spesso per ragioni legate alle autorizzazioni europee sugli aiuti di Stato più che a decisioni di politica interna italiana.
Per questo, prima di impostare un piano di investimento o di richiedere un finanziamento, è sempre buona norma verificare la normativa vigente nell’anno di riferimento.
Riferimenti
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy — sezione Startup innovative: https://www.mimit.gov.it/it/impresa/competitivita-e-nuove-imprese/start-up-innovative
- MIMIT — Incentivi fiscali “de minimis” per investimenti in startup e PMI innovative: https://www.mimit.gov.it/it/impresa/competitivita-e-nuove-imprese/start-up-innovative/incentivi-de-minimis
- Invitalia — Smart&Start Italia: https://www.invitalia.it/incentivi-e-strumenti/smartstart-italia
- Agenzia delle Entrate — sezione agevolazioni per ricerca, sviluppo e innovazione: https://www.agenziaentrate.gov.it
Articoli correlati
DDL Concorrenza e startup innovative: ancora novità https://antonellolawfirm.com/2024/12/18/ddl-concorrenza-e-startup-innovative-ancora-novita/

